

grazie di cuore a Quino per aver aderito all’iniziativa e concesso l’utilizzo del personaggio Mafalda
Mafalda protagonista di una campagna per chiedere e fare sapere a che punto siamo con L’Aquila
“L’Aquila: a che punto siamo?”
L’appello, rivolto a tutti i mezzi di comunicazione italiani, è di dedicare quotidianamente uno spazio, anche piccolo, a quanto resta da fare e anche a quanto è stato fatto e si farà a L’Aquila.
Mafalda, con la sua semplicità, lo chiede a voce alta: “L’Aquila: a che punto siamo?”. Una piccola testimonial d’eccezione, la cui immagine può essere utilizzata da tutti coloro che, sposando lo spirito di informazione alla base di tutto questo, potranno utilizzare come logo per spiegare, appunto, a che punto siamo.
copia e incolla questo appello e l’immagine di Mafalda e inoltra se puoi ai tuoi contatti
L’Aquila 6 aprile 2009, ore 3:32
308 vittime, oltre 1600 feriti, 10 miliardi di euro di danni stimati
che cosa vogliamo consegnare ai bambini aquilani nati nel 2009 quelli che nel 2029 avranno vent’anni?
domenica 14 agosto 2011 passeggio con Luisa per le vie del centro dell’Aquila. La sensazione è quella di essere in un grande sito archeologico. Oltre la metà delle strade è chiusa da transenne di ferro che annunciano la “zona rossa”, il divieto d’accesso sorvegliato dagli alpini. La città è distrutta e puntellata. Quello che mi colpisce è l’assenza di persone e il silenzio. Dentro le case disabitate sventola un calendario o si intravede parte del mobilio. Dietro le vetrine di un bar sotto i portici lungo il corso si vedono calcinacci e uova di Pasqua a terra. L’orologio della chiesa di una piazzetta dietro il corso segna ancora le tre e mezza, l’ora della notte in cui la terra cercò di scrollarsi di dosso un’intera città.
Le strade della “zona rossa” (e non solo) sono piene di mattoni, lastre di marmo, calcinacci, neanche un piccolo sassolino è stato rimosso.
A più di due anni di distanza l’Aquila è rimasta ferma a quel 6 aprile 2009. Una grande Pompei o Ercolano, un monumento all’incapacità da parte di un Paese di salvare i cittadini e i suoi beni architettonici.
Vogliamo consegnare ai bambini aquilani nati nel 2009 un futuro sito archeologico o la loro città? L’Italia è un Paese per giovani?
Ivan Giovannucci


